Racconti, libri e altro

Categoria: 2020 (Pagina 1 di 2)

PAROLE

Le parole fanno male, aspre e taglienti. Che importa se dette a mezzogiorno o mezzanotte, nel buio o nella luce, fanno male se insulti senza costrutto.
Da piccola lei m’ha insegnato, cosa dire, cosa non dire. Questo sì, quest’altro no.

Le parole in fila indiana, serpenti velenosi, si insinuano, unghie incarnite, meglio amputare. Decido di serrare le labbra, con un ago curvo, quello usato per ricucire i materassi di lana, antica usanza, fare e disfare grumi di lana rappresa.

Dentro e fuori. Parlare è un gioco da bambini: mio, tuo, mamma, papà, mangiato io, cattivo tu, buono io. In lembi di stoffa raccolgono verità intrise di giustizia. Io so! Diceva il poeta. Io so! Ripetono tutti. Presuntuosi giocolieri con la vita altrui.

Entro in una stanza, pericolo di vita. No, non è una stanza ma la cima di una montagna, nessun incanto, l’universo ha scioperato, niente stelle, niente più desideri. Le parole dette, sovrabbondanza di ieri, silenzio di oggi.

Le parole scavano trincee, cadono come bombe, corpi maciullati, fango e sangue di una guerra che non è guerra ma tutti dicono: Sì, è una guerra! E io seppellisco le smorfie di facce da dimenticare.

È un sogno, è soltanto un brutto sogno. La casa è crollata ma le donne continuano a ciarlare, i loro pensieri dondolano sull’altalena del non senso. Le parole ora son fatte di sabbia. Non fanno più male.

@MimmaRapicano_settembre2020

MANI E PAROLE

Mani tese, attendono, reclamano. Vita, morte, amore.
Mani. Confuse tra la folla cercano, libertà, pace.
Una possibilità. Il possibile irraggiungibile.
Vero, falso, bello, brutto. Su e giù.
Tutti per uno, uno per tutti. Confusione.
Si perdono le mani. Sono le mie e le tue.
Un tempo ero giovane, ora la mia pelle è raggrinzita.
Discesa. Discendo. Scendo con al mio fianco lei, la signora che attende.
Felicità vive tristezza disse il poeta.
Paura, sì. Paura, no.
Un bacio rubato sul libeccio di ieri.
È già sera, chiudo al mondo.
A domani.

8 agosto 2020
©MimmaRapicano_2020

PER SEMPRE

Questa volta l’acqua non è salata. È acqua di lago. Prima volta, la mia. Senza esitare mi sono tuffata, Diana e Linda mi tengono per mano. Un mostro marino, una sirena, un girotondo. Arriva Yuri con le sue scarpette gialle. Passo dondolante. Inciampa, sorride, ci raggiunge in acqua.

Le avventure da fare sono tante, pochi giorni per realizzarle.

Anche con Diana e Linda sono promossa a “Una di noi”. Giochi con l’acqua, giochi nell’acqua e fuori dall’acqua. Sul nostro telo, tre amiche al tramonto.

Colazione al bar, fatta!

Apericena, fatto! Com’è stata questa serata? Grandiosa!

Pigiama party, fatto! In effetti, per il caldo che faceva, lo abbiamo chiamato “Sudaparty”.
Ho letto per loro, abbiamo ballato e parlato di piccoli segreti, primi innamoramenti. Ma il pigiama party dura tutta la notte? No, prima o poi ci verrà sonno. Abbracci, risate.
Zia, ogni cosa che tocco profuma di te. Hai proprio un buon profumo. Abbracci, risate.
Manine che durante la notte cercano il mio viso. Zia, dove sei? Sono qui, Diana. Temeva me ne fossi andata prima del tempo.

Passeggiata serale, fatta! Seguiamo la brezza di lago, se così si può chiamare. Arriviamo fino alla spiaggetta. È buio. Ho paura, dice Diana, anch’io, aggiunge Linda. Non c’è nulla da temere ci sono io, ci sono mamma e papà. Ci togliamo le scarpe e mettiamo i piedi nell’acqua? Ok.
L’acqua è calda, accoglie e coccola la nostra piccola felicità.
Che bella esperienza, esulta Diana. Giochiamo con i sassi, una gara a chi li lancia più lontano. Linda sceglie quelli più adatti e ce li porta.
Divertite e felici. Noi tre.

E poi balli a piedi nudi sull’erba, i grandi ci osservano, ma che importa. La notte ci porta le stelle, esprimiamo un desiderio? Stellina, fa che il coronavirus va via, la richiesta di Linda. Diana sceglie una stella, la più luminosa, quelli sono nonna Elena e nonno Giovanni, da lì ci guardano.
I miei genitori, i suoi bisnonni.

Zia hai fatto amicizia con le altre bambine della spiaggetta, ma come hai fatto in pochi giorni? Così, subito subito? Soltanto un po’ di esperienza. Sì, ma poi non sei tanto grande.
Divertite e felici. Noi tre.

Zia metto della colla tra noi così restiamo appiccicate per sempre. Il per sempre non esiste, ma non le dico nulla. Il tempo degli abbracci di ora è il nostro per sempre.

Abbraccio mattutinooooo. Diana e Linda ogni mattina si tuffano tra le mie braccia.
L’avevo inventato per noi lo scorso anno, loro ne fanno un appuntamento del pomeriggio e della sera. Anche Yuri allarga le braccine e chiede la sua dose di coccole. Stringimi forte gli dico, lui mi guarda e facciamo guancia contro guancia. Yuri parla appena ma pronuncia deciso il mio nome, io un po’ mi emoziono.

Prima di andare via Linda vuole fare il pieno di abbracci: mattutino, pomeridiano, serale e nottale.
Pochi giorni insieme, quante cose da ricordare.

Zia, resti qui per sempre?

 

6 agosto 2020
©MimmaRapicano

PROMESSE

foto da Pixabay

Incontri speciali, partenza rinviata. Tuffi e giochi m’aspettano in spiaggia.
Oggi abbiamo portato una maschera da sub e degli occhialini. Zia, catturiamo dei pesci?
Per farne cosa? Per mangiarli, ovvio. Occhi d’argento.

Con Maia e Mila non divento bambina, sono bambina. Ritrovarsi dopo mesi.
Abbracci, baci, faccia contro faccia, pelle contro pelle. Chiacchiere e risate.

Quando faremo il nostro viaggio? Non so Maia, tra qualche anno.
Ma lo faremo, vero?
Promesse.

Festeggiamo il nostro incontro, tre amiche al bar. Mangiamo gelato e brindiamo con dell’acqua fresca in bicchieri di plastica trasparente.
Zia, facciamo un selfie? Così ci ricordiamo di questa giornata.
Fotografie, smorfie, risate.
Promesse.

Ritorniamo in spiaggia. Zia, ora dobbiamo costruire un castello di sabbia. Con una borsa piena di attrezzi marini ci dirigiamo sul bagnasciuga. Scegliamo con cura il tratto da conquistare.
Ecco, dice Maia, questo punto è perfetto. Forza a lavoro! Esorta Mila.
Costruiamo torri, tracciamo un fossato. Grande, deve essere grande il castello da poter contenere tutte e tre. Siete sicure che possa entrarci pure io? Certo zia, tu sei una di noi.
Sabbia dappertutto, finanche nei capelli, ma che importa. Oggi è un giorno speciale.
Promesse.

Una bambina ci guarda da lontano, si avvicina e chiede timidamente se può unirsi al gioco.
Maia acconsente. L’aggiungiamo alle maestranze. Sulla torre metteremo quattro M: Mimma, Maia, Mila e Mia. Ridiamo. Io, tra loro, una balena spiaggiata.
Ancora un giorno insieme.
Promesse.

L’abbraccio d’addio è intenso e straziante. La piccola Maia riesce a riportare l’allegria e i sorrisi. Ridiamo. Ciao. Ciao. Baci. Baci.
Promesse.

15 luglio 2020
©MimmaRapicano

GLU, GLU

In spiaggi alle otto del mattino. Il terzo ombrellone piantato è il nostro.
I gabbiani beccano nella sabbia in cerca di cibo avanzato.
Una donna sistema la borsa e l’infradito di platica rosa accanto a uno dei paletti che regolano la distanza tra ombrellone e ombrellone. In testa ha un cappello di paglia a grandi falde.
Si volta a destra e a sinistra, forse cerca qualcuno. Il seno è sodo, liscio.
Tette rifatte, sospettiamo. Un drappo di sipario strappato, il resto del suo corpo.

Noi in acqua. Tuffo, nuotata. Lontano, lontano dalla riva ancora si tocca.
Mare cristallino, ci fanno festa piccoli pesci.
Glu, glu.

Arrivano altri bagnanti. Ombrellone verde al nostro fianco. Coppia. Lei videochiama la nipotina. Ciao nonna, qui noi… sai, oggi… baci piccola mia… baci nonnina.
Glu, glu.

Tuffo, nuotata. I gabbiani sono spariti, torneranno al tramonto.
Famiglia con prole rumorosa al seguito: Giusi, Noemi, Matteo, Francesco.
Voglio andare in acquaaa. No!!! Prima la crema solare.
Oggi me lo compri il gelato? No, ieri ne hai mangiati tre.
Ma i nonni hanno detto di sì! I nonni non decidono, sono tua madre e decido io.
Capricci, capriccetti, discussioni, saluti, sole, caldo, stanchezza.
Glu, glu.

Urla, urletti, risata, spintoni, spruzzi d’acqua, castelli di sabbia, racchettoni, pallone.
Glu, glu.

Mammaaa, ho visto un pesceee. Era graaande così. Il bambino allarga le braccia più che può.
La mamma nemmeno lo sente impegnata com’è a scattare fotografie con il telefonino.
Unico soggetto, la sua faccia e il suo corpo.
Glu, glu.

Dalla sabbia raccogliamo cicche di sigarette, tante, troppe. Incivili.
Sole, ombra, tuffo. Ombra, tuffo, sole. Sul bagnasciuga è un via vai continuo, lo struscio non ha età. Donna, costume rosso, corre, cuffiette nelle orecchie.
Uomo dal passo veloce, in una mano le ciabatte, nell’altra una maglietta verde chiaro.
Guarda è il camminatore, te lo ricordi?
È lo stesso dello scorso anno, ha messo su un po’ di pancia, prima non l’aveva.
Maschera e pinna, bambino, costume giallo, si prepara ad esplorare i bassi fondali marini.
La mamma lo trattiene mentre fruga nella borsa, il piccolo aspetta, è ben educato.
La donna estrae un tubo gigante di protezione solare. È imbarazzata.
Glu, glu.

Continua senza sosta l’andirivieni sul bagnasciuga. Passano due anziani dal costume blu scuro, latte e caffè a vederli insieme. Capelli color argento uno, calvo l’altro. Li segue un terzo uomo. Curvo, capo chino, mascherina sulla bocca.
Glu, glu.

Infine appare lei, Venere Callipigia. Il bikini nero è inghiottito dalle forme abbondanti e mollicce, si intravede appena. I glutei saltellano ad ogni suo passo. Nella parte alta delle cosce grandi cuscinetti di cellulite. M’avvicino alla riva per guardarla meglio. Invidio l’incedere deciso, la sicurezza con cui affonda i piedi nella sabbia bagnata. Una divinità. Nemmeno s’accorge degli sguardi indiscreti dei bagnati. La sua leggerezza è un esempio per tutte noi che, con qualche chilo di troppo, ci vergogniamo e nascondiamo come appestate. Fanculo la ciccia!
Glu, glu.

È ora di andare. Chiudiamo l’ombrellone. Ciao a tutti, giovani e meno giovani, bambini, nonni, nipoti. Oh, mia Venere dove sei finita?
Glu, glu.

10 luglio 2020
©MimmaRapicano

POMERIGGIO

Sul greto del fiume in secca, mucche dal manto bianco. Sontuose e regali come in una tela del Fattori. Guardano le auto passare sul ponte. È estate, pochi metri più in là c’è il mare, richiamo per villeggianti distratti. Nessuno che volga lo sguardo al di qua del fiume.
Le cicale nella pineta, cri-cri-cri, segnano il tempo. Foglie secche cadono.
Al tramonto il giardiniere le innaffia. Hanno sete anche loro.
Voci di bambini, giocano. Io sono Simone, sto cercando la casa delle formiche, tu come ti chiami? Il vento è una piacevole carezza, profuma di terra bagnata.

Lui digita sui tasti nella frescura della stanza. Una mosca ronza sulla frutta adagiata sul tavolo.
Il bucato di questa mattina s’è asciugato in poche ore. Oggi niente mare, visto da quassù è uno spicchio di paradiso inviolato. Vacanzieri atipici, noi. Voglia di gelato, andiamo?
Curva, doppia curva, curvone. Ridiamo di gusto.

Una vecchia auto parcheggiata sulla strada, è la Volvo dello scorso anno, mai visto il proprietario. Pistacchio e crema in cono croccante. Gentile la signora del bar.
Lo senti nell’aria quest’odore di basilico e menta? Domani granita. Che gusto? Basilico e menta da creare apposta per me. Ridiamo di gusto.

Stasera insalata di riso, vino bianco per lui, vino rosso per me. E poi?
La serata è frizzante, ridiamo delle piccole cose. Restiamo qui anche d’inverno? E poi?
Cin cin, che bella serata. Un cane abbaia qualche casa più giù.
Un gufo ci guarda da un ramo: che matti che sono questi umani.

8 luglio 2020
©MimmaRapicano

OBRELLONI

Nove ombrelloni, la spiaggia contingentata potrebbe contenerne duecento, circa. Famiglia romana, ombrellone bianco e azzurro, raccoglie le sue cose, è ora di andare. Per cena cotoletta impana, annuncia la mamma. I bambini esultano, e le patatine?

Ombrellone verde, coppia d’anziani color caffè. Adagiati su comode sedioline discorrono tra loro. Lui, di tanto in tanto, accarezza la guancia di lei. L’amore non ha età.

Alla mia destra giovani amanti, ombrellone arancione e lettini dello stesso colore. Anche il costume di lei è arancio. Sui corpi di marmo stendono crema solare. Mangiano patatine, bevono estathé e ascoltano Mina.

Al lido Le dune Mustafà, con un piccolo trattore, pulisce la sabbia. Rumore fastidioso. Il sole divertito ci guarda, il mare ondeggia e solletica la riva. Ultimi bagnanti aspettano il tramonto, si tuffano. L’acqua è calda, vieni? Non chiamano me, li seguo per inerzia.

In acqua due corpi, stretti stretti, si promettono amore eterno. Abbracciati diventano una cosa sola. Adolescenti corrono sul bagnasciuga, si tengono in forma. Sono già perfetti così come sono. In lontananza vedo un uomo, indossa un accappatoio blu. È goffo nelle movenze, sfila il costume e si asciuga i genitali. Scambia qualche parola con la donna che sta seduta sotto l’ombrellone a fiori. Lo vedo allontanarsi così, con l’accappatoio blu e gli occhiali da sole.

8 luglio 2020
©MimmaRapicano

AL BAR

Donna in verde fuma e con il pollice della mano destra digita messaggi sullo smartphone.
I tavolini del bar non sono distanziati abbastanza, il puzzo della sua sigaretta è fastidioso. L’uomo della donna in verde appoggia sul tavolino un vassoio con due brioche.
La donna non alza il capo, continua a fumare e a digitare. Si fa un selfie, il sorriso è d’occasione. L’uomo rientra nel bar e poco dopo ritorna con un nuovo vassoio, due cappuccini caldi. La donna in verde spegne la sigaretta, mangia la brioche. Anche l’uomo addenta la sua. Sorseggiano il cappuccino senza dire una parola. Finita la colazione, la donna in verde estrae dal pacchetto una nuova sigaretta, la accende. Fumo passivo, per me.
Infradito, pelle arrossata, di sicuro freschi villeggianti.

A un altro tavolo donne magre chiacchierano. Una si liscia i capelli, l’altra l’ammira.
Parlano di viaggi esotici a cui quest’anno hanno rinunciato.
Un uomo beve caffè, con lui c’è soltanto un piccolo cagnolino bianco accucciato ai suoi piedi.
Ha un fisico asciutto, movenze femminili. Guarda il panorama oltre la ringhiera.
Una coppia d’anziani cerca un tavolino libero. Niente da fare, è tutto occupato.
In strada donna in bianco litiga con uomo in blu. Tutti li guardano.

Poldo aspetta. È sporco, ossuto, ha una zampa ferita.
Dai tavoli gli lanciano avanzi di dolci non consumati. Poldo annusa senza interesse, li sposta con il naso umido ma non mangia. Nessuno ha capito che il cane elemosina una carezza, un’attenzione qualsiasi. Deluso il randagio va via, proverà a un altro bar.

Lo senti? Cosa? Questo profumo di basilico e menta.

7 luglio 2020
©MimmaRapicano

RISVEGLIO

Pascolano, poco più giù, delle mucche dal manto bianco.
Non le vedo, nessuno le vede.
La loro esistenza è affidata al suono di pesanti campanacci che portano al collo.
Spuma bianca sul lenzuolo azzurro.

Oggi il mare è inaccessibile anche a nuotatori esperti.
Arriva fin quassù lo schianto delle onde sulla riva.
Calabroni, api, mosche, zanzare e insetti a me sconosciuti si avvicinano, mi girano intorno.
Non sono un fiore, lo capiscono subito e volano via.
Formiche dalla testa rossa grandi quasi un centimetro.
Scalpiccii nella pineta, latrati dalla valle, un asino che raglia.
Persino un gatto è venuto questa mattina.
Si riposa la tortora, sparuti cinguettii. Arriva tempesta, meglio cercare riparo.

Ma quanto si muovono le mucche?
Dal metallico scampanellare pare si contendano un filo d’erba.
Ancora nessuna voce umana a inquinare l’idilliaco risveglio.
C’è soltanto il sussurro degli alberi, l’impercettibile respiro delle piante.
Foglie secche cadono.
Il vento porta odore di menta e basilico.
Sono ben tollerata qui, faccio piano per non disturbare.

6 luglio 2020
Mimma Rapicano

FORESTIERI

Alla Rocca ho visto un Santo. Giovanni Battista salutava dai balconi.
Esposto mezzo nudo, in mano un cuore. Sanguinava. Drappo fedele di antiche tradizioni.
Alla Rocca la Gloria è di casa.
Forestieri, noi.
Il saluto è gentilezza che ancora qui si rispetta. I musei sono chiusi.
Se chiamate Giovanni viene ad aprire.

Donna dai capelli magenta si affaccia, radio Potenza a tutto volume.
Uno sbaglio trovarla qui. Alla Rocca ci sono passati i lucani, i romani e ancor prima etruschi, pare. Lo dice Ugo Balbi il guardiano dell’area archeologica.
Noi, forestieri.
Ci invita nella casa natia. Pietre di centocinquant’anni.
Afferma con orgoglio e commozione. Mostra un libro. La storia dei ritrovamenti.
Vasi, tombe, mura di cinta, torri. Illustra, descrive come un archeologo esperto.
Ugo e il suo sorriso lucano, romano e forse etrusco.
Sorriso cotto dal sole. Occhi umidi, come quello dei vecchi. È allegro.
Per un po’ gli teniamo compagnia.
Racconta della sua vita. Milano, andata e ritorno. Moglie, figli, fratelli, madre, padre, conta i morti e i vivi. Terra, raccolto, vino, olio, bestiame.
Con lui tre galline, un gallo e due gatti. Un paio di capre stanno più giù nella stalla.

Ugo, il silenzio e due forestieri. Zucche svuotare appese sotto il pergolato.
Arido come tutto il resto. Minaccia tempesta.
Forestieri contenti, noi.
Nuda terra di mollette in attesa.

4 luglio 2020
©Mimma Rapicano

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