UN GIOVEDÌ

La casa è come un impermeabile indossato in una giornata di pioggia. Questo pensiero si fissò nella mente di Andrea un giovedì mattina mentre lavava i denti. Sua moglie Marta era in cucina a preparare la colazione.

Andrea era un impiegato modello, un marito onesto, un padre mancato, amante della letteratura sudamericana. Quella mattina i gesti e le azioni seguirono il solito rito, come i gesti e le azioni di qualsiasi altro giorno della settimana. Eppure Andrea avvertiva qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo che non capiva. Dalla finestra socchiusa un filo di sole tagliava di netto il pavimento della sala da pranzo, settembre precipitava verso l’inverno e il colore degli occhi di sua moglie gli ricordavano il mare, il mare che anche quell’estate non aveva visto. Quella mattina la sua immaginazione divorò tutte le sue certezze.

Andrea sentiva lo scroscio di una pioggia insistente battere dentro la sua testa e la forza di un uragano spazzare via la sua casa. Indossò gli abiti che Marta con tanta cura gli aveva preparato sul letto, fece scivolare i piedi in scarpe troppo strette, vestì la faccia con la solita espressione d’argilla e si sedette in cucina. Inzuppava i suoi biscotti preferiti nel latte caldo addolcito con miele di castagno mentre ascoltava alla radio le notizie del mattino. Andrea e la moglie scambiarono le solite poche parole un po’ vuote, un po’ arruffate di malinconia. Poi prese la borsa, baciò Marta sulla guancia e andò via.

Quando fu finalmente solo cercò di dare un senso ai pensieri di quella mattina trovare un nesso tra la pioggia nella sua testa e l’uragano che distruggeva ogni cosa. All’improvviso si fermò e la strada divenne un deserto di sale. Marta era sparita dai suoi pensieri e lui si chiese quale fosse la sua meta, la sua vera destinazione. Andrea aveva ancora tanti sogni da sbrigare, la vita che gli era toccata in dote era stata piena di rinunce. Si sentì spaesato e terribilmente infelice. Decise che quel giovedì tutto sarebbe cambiato. E, in effetti, tutto cambiò.

In ufficio Andrea non ci arrivò mai. Si recò alla stazione e lì in uno dei tanti negozi della galleria commerciale comprò un impermeabile delle scarpe comode e un cappello di lana. Nei bagni della stazione indossò i nuovi abiti su quelli che già aveva, poi abbandonò la borsa e il cellulare dentro un cestino dei rifiuti. Alla biglietteria acquistò un biglietto per il primo treno in partenza, forse per una città di mare.

Marta quella sera aspettò. Attese suo marito il giorno successivo e quello dopo ancora. Andrea non telefonò né spedì una cartolina. Andrea non tornò più e di lui non si seppe più nulla, svanito per sempre un giovedì mattina.

 

©MimmaRapicano-settembre2016

 

(Ho scritto questo racconto giovedì 29 settembre 2016. Nel pomeriggio la morte improvvisa di mia sorella ha cambiato senso e corso a quel giovedì. Sicuramente ciò che ho scritto è imperfetto, monco di qualcosa che andava detto o spiegato, non so. Oggi ho deciso di pubblicarlo e lasciarlo intatto nella sua incredibile indecenza di aver avvertito quello che sarebbe successo di lì a poche ore.)

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