IO CI SARÒ SE TU CI SARAI

«Quando è accaduto?» domandò Peter.

«Accaduto, cosa?» rispose Alex.

«Di non amare più tua moglie» incalzò Peter.

«Non so, le cose accadono, non si cercano» rispose Alex guardando il soffitto.

«E cosa farai?».

«Aspetterò. Aspetterò che succeda qualcosa. Sono un vigliacco e non so decidere, aspettare è l’unica cosa che so fare, ho lasciato accadere la mia vita perché era quello che facevano tutti ed io ero parte di quel tutto. Ora che non faccio più parte di niente, ora che non so più farmi accadere, cerco di afferrarla la vita, di tenerla tra le braccia, ma non posso, non ci riesco. Lei invece è stata più forte di me, le donne sono sempre fottutamente più forti di noi, Peter. Lei mi amava ma io non ho capito fino a che punto mi amasse, ero abbagliato dal desiderio, talmente ossessionato dalla sua presenza che non avevo compreso il pericolo, capisci? Io non sono riuscito ad amarla quanto lei amava me. E ora lei ha deciso senza di me mentre io sono chiuso in questa stanza a farmi imbottire di dopammina per non lasciarmi morire, come se non fossi già morto, cercano di non farmi pensare ma non pensare a lei è impossibile perché io la sento qui, qui dentro, capisci?» Alex si batté più volte il petto fino a tossire.

«E tua moglie?» chiese Peter.

«Mia moglie viene a trovarmi, mi abbraccia come se non sapesse, finge come ha sempre fatto, mi racconta dei ragazzi, dei loro successi a scuola, della nuova auto che ha comprato, ma io manco la guardo, non posso farlo, se guardo mia moglie vedo lei e i suoi occhi, sento la sua voce. Sarei dovuto andare via con lei, avrebbe dovuto dirmelo quanto soffriva, avrebbe dovuto, avrei dovuto capire… avrei…».

«Alex perché ti tormenti inutilmente? Lei aveva molti problemi già prima di incontrarti, il suo passato di violenze e inganni l’avevano spazzata via, rotta. Certe storie non si dimenticano facilmente e tu lo sai, lo dovresti sapere fin troppo bene. Era il tuo lavoro, cazzo!» urlò Peter all’amico per scuoterlo dal torpore ma Alex restava disteso sulla branda a fissare il vuoto.

«Peter tu non capisci, tu sei salvo. Non ti sei mai innamorato com’è successo a me e a lei, tu hai deciso di credere alle menzogne cucite insieme per domare ogni dubbio, tu sei parte del gioco, t’illudi di tenerla per il collo la tua vita, invece non decidi un bel nulla. Il Consiglio decide per te e lo hanno fatto anche per me, fin dalla nascita, loro erano i controllori ed io il controllato! Capisci?».

«Sono le Regole, amico mio, queste sono le Regole che ci siamo dati per salvare la Specie. Che cosa sarebbe accaduto se tutti avessero seguito i propri sogni, le proprie passioni, i propri desideri… i propri amori? Il caos, il caos. Il Consiglio invece ci indica la strada, ci guida. L’algoritmo della perfetta felicità funziona per tutti, accoppia uomini e donne chimicamente compatibili per produrre ricchezza. Pensi che la felicità sia posticcia? Che viviamo una gigantesca burla? A noi non importa, a me non importa, io sguazzo nel lusso, mangio, fotto, ho una bella casa, una famiglia tranquilla, seguo il percorso che mi è stato assegnato, le deviazioni non mi interessano. A me tutto questo basta e prima bastava anche a te, o sbaglio?».

«Prima non avevo capito, prima non mi ero innamorato, prima non avevo toccato la bellezza dell’imperfezione, non conoscevo il dolore finché non ho provato la perdita, prima non avevo qualcuno dentro di me, ero cieco e zoppo e infelice e non lo sapevo».

«Prima, prima… parli di un prima che non ci sarà più! Alex ora devi reagire e svegliarti da questo incubo, ti tengono qui perché aspettano la tua confessione. Di’ loro che ti sei sbagliato, che lei ti ha stregato, che hai ingenuamente ceduto alle sue parole, sei tu la vittima, non lei». Peter agitò un foglio bianco davanti agli occhi dell’amico. Alex infilò una mano nella tasca della giacca e la mano divenne un pugno, sembrava stringesse qualcosa.

«Lei, pronunci lei con disprezzo, lo sento. Lei è una donna straordinaria, è la mia donna, l’unica che abbia detto la verità, senza di lei sono… sono perso».

Alex scoppiò in lacrime. Peter lo guardò incredulo muovendo lentamente la testa a destra e sinistra come un pendolo. Poi si alzò dalla sedia e lasciò sul tavolo il foglio e una penna. Non s’incontrarono mai più. Il Consiglio aveva condannato Alex a dieci anni d’isolamento. Ma se accusava lei di perpetrato inganno, sarebbe stato graziato, avrebbe riavuto la sua vita, il lusso, le auto, la famiglia, avrebbe fottuto, avrebbe dimenticato.

Alex non scrisse la confessione che tutti aspettavano e non accusò nessuno se non se stesso. Sfilò la mano dalla tasca della giacca logora e strappata, nel pugno stringeva un pezzo di carta piegato più volte, l’aprì delicatamente come se stesse maneggiando una reliquia o una cosa preziosa. Quando fu totalmente aperto lo fissò come se da quel pezzo di carta qualcosa di invisibile prendesse vita.

Io ci sarò se tu ci sarai. Erano le sole parole e l’unica traccia che conservava di lei e della sua esistenza, tutto il resto, tutti gli altri ricordi erano stati portati via dal Consiglio.

Io ci sarò se tu ci sarai. E poi nulla, nulla più.

 

©MimmaRapicano-settembre2016

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