MA CHE IMPORTA, A CHI IMPORTA

Sul ceppo la vita di alcuni si inceppa. Terribile, ma che importa, a chi importa. 
Ieri, una folla confusa e baldanzosa, e di sicuro anche oggi, è corsa a prendere il sole in riva al mare. Hanno passeggiato, hanno fotografato, si sono goduti un aperitivo seduti al bar o hanno mangiato gustosissime pietanze al ristorante, una pizza, un piatto di spaghetti, qualche frutturina.
Che giornata, ragazzi! L’azzurro del cielo brilla e abbaglia, il sole sbrilluccica sul mare appena un velo da sposa. Sembra primavera, no, forse è di nuovo estate. 
Ma che importa, a chi importa, questa è Napoli la città più bella del mondo.
Eppure, a pochi chilometri, pochi davvero, un’altra folla, pur sempre inondata dal sole e dall’azzurro del cielo, è affamata, ha fame d’aria. Sono malati in attesa, in attesa non si sa più di cosa. E anonimi camerieri, di bianco vestiti, s’affettano tra le auto in fila per servire a tutti speciali cocktail di benvenuto: ossigeno. 
Ma che importa, a chi importa, se quelli si sono ammalati. Un po’ colpa loro, no, se non sono stati attenti abbastanza. Già, abbastanza.
La vita si inceppa, qui e altrove, tutto si sta inceppando. La prossima vita sul ceppo potrebbe essere la mia, la tua, la sua, oppure quella di tua madre, tuo padre, tuo figlio, tua figlia, tuo marito, tuo nipote, tua nipote, la tua amica, i tuoi amici…
Ma che importa, a chi importa, oggi c’è il sole, il mare, l’azzurro. Facciamoci un ultimo selfie, un cordiale arrivederci da consegnare ai posteri, se mai ci saranno.
Un misto di incoscienza e strafottenza oppure un grido corale: si salvi chi può sul prossimo ceppo.

©MimmaRapicano_8dicembre2020

In copertina: Near the Harbor, 1880 by Odilon Redon

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