«Quanto manca, Dixi?»
«Ancora una settimana, Sixi».
«Non sono preparato per affrontare…».
«Devi esserlo, questa volta non ci sarà nessun ripensamento».
«Ma io credevo… credevo di avere più tempo».
«Ma tu non li leggi i dispacci che ci arrivano? Hanno scritto tra una settimana e tra una settimana sarà».
«Sì, capisco, ma io comunque non sono pronto».
«Mi spieghi per cosa diavolo devi essere pronto, Sixi? In tutti questi anni non hai compreso quale fosse il nostro compito? Noi siamo la periferia della sua vita, due arti che hanno svolto un ruolo fondamentale. Noi abbiamo eseguito degli ordini precisi e ce ne andremo da qui fieri del lavoro fatto».
«Sì, Dixi, hai ragione, tu sei sempre il più saggio tra noi due, ti ho sempre ammirato, sei tu il capo, eppure ho… ho un po’ di paura».
«Caro amico mio, tu non hai paura… tu sei un codardo!»
«Io? Io cercavo solo di capire e di aprirti il mio cuore, sei crudele con me».
«Sveglia, amico mio, tu un cuore non lo hai, un cuore a noi non serve. Noi siamo la forza, il sostegno, tutto il resto non c’interessa».
«Non capisco perché deve accadere proprio ora».
«Dobbiamo far posto».
«Posto? A chi?»
«Al prossimo».
«Il prossimo, chi?»
«Per ogni nuovo nato bisogna liberare un posto, non possiamo starci tutti su questo piccolo pianeta. Mica è tanto grande sai? Certo, agli uomini sembra immenso ma non lo è. È una questione di numeri».
«Che significa?»
«Oggi hai deciso di farmi impazzire? Continua a scrivere il tuo rapporto che tra una settimana deve essere consegnato. E non farmi più stupide domande. Anzi stai zitto per un po’».

«Dixi, quanti giorni mancano?»
«Quattro giorni».
«Tu sei pronto?»
«Nessuno è mai pronto».
«Però sei così calmo. Nemmeno un dubbio?»
«Nessuno. Per me è tutto chiaro. Se tu hai dei ripensamenti fallo presente al Guardiano Capo e se non hai il fegato per fare una rivoluzione da solo allora taci e continua a scrivere».
«Non ho nulla da scrivere».
«Come? Com’è possibile che tu non abbia nulla da scrivere?»
«È successo che… ho… ho perso tutti i miei quaderni».
«Questo è il colmo! È un bel pasticcio!»
«Rimedierò, vedrai… riuscirò a ricordare ogni cosa e a fare un rapporto prima del Grande Giorno».
«Sei sempre stato un po’ tonto, per pura pietà ti ho coperto le spalle più volte, non ti ho mai denunciato al Guardiano Capo e ora ne pago le conseguenze».
«Non dire così… mi ferisci».
«Lasciami in pace».
«Mi spieghi la questione dei numeri?»
«Cosa c’entra adesso?»
«Hai detto che bisogna fare posto e che è tutta una questione di numeri. Perché?»
«È finita! Finita! Buon Dio, possibile che tu non riesca a capire?»
«Ecco, mi stai umiliando di nuovo».
«Per fortuna tra pochi giorni non ti vedrò più. Almeno spero».
«Ecco continui a farlo».
«Cosa?»
«Rendermi ridicolo».
«Ho voglia di ucciderti!»

«Dixi, sei ancora arrabbiato con me? Non parli da due giorni. Domani è il Grande Giorno e non mi piace lasciarti così».
«Sixi… sei una testa di… lasciamo stare».
«Volevo dirti che ti ho… ti ho voluto bene. Sei stato importante per me e spero di rivederti ancora».
«Non crederai mica nella reincarnazione, vero?»
«Ho sentito dire che chi muore, muore solo nel corpo e che il suo spirito non sparisce del tutto. Cambia aspetto e può ritrovarsi in un nuovo corpo umano o animale. A me piacerebbe ritornare, i tramonti sono così romantici».
«Tu guardi la realtà con un solo occhio, tu rappresenti l’imbecille che crede a tutto senza porsi delle domande fondamentali e necessarie. Se il mondo è andato a puttane forse lo dobbiamo a tipi come te».
«Dixi, io ti impedisco di…»
«Che diavolo vuoi impedire, tu? Ma te lo immagini ritrovarsi come una zampa di elefante o peggio come quella tozza e squamosa di un coccodrillo? Tu sei un piede, un insignificante piede sinistro e in questa vita sei stato fortunato. La signora qui, non ha fatto granché nella sua vita. La nostra è stata un’esistenza tranquilla. Immagina solo per un istante cosa significa essere la zampa di un qualsiasi animale, che gran trambusto deve essere la vita di un predatore o peggio quella di un minuscolo insetto che tutti cercano di schiacciare. Quella vita… dura poco. Noi, invece, dobbiamo essere grati al Guardiano Capo che ci ha scelti per sostenere questa donna. È arrivata a novant’anni e noi con lei. Di che ti lamenti?»
«Quello che mi dici è vero, sono parole sagge come te, ma io che sono tonto, come dici tu, conosco solo il mio piccolo e insignificante mondo. Voglio poter credere in un ritorno, sapere che ho una speranza, questo pensiero mi avvolge e mi dà forza. Tutto qui».
«Allora avvolgiti nei tuoi pensieri e non farmi più domande».

«Dixi che succede? Vedo facce sconosciute e tutti piangono e si disperano. Dixi che succede?»
«Sixi è il Grande Giorno».
«Dixi ma tu… tu… mi hai voluto un poco di bene?»
«Certo, io voglio sempre bene ai miei compagni di viaggio».
«Hai detto compagni di viaggio? Dixi ma tu… tu hai avuto altri compagni di viaggio? Dunque significa che tu… che noi…»
«Forse».
«Forse, cosa? Forse sei stato assegnato più di una volta? È questo che mi nascondi? Io ho paura e tu mi dai del codardo. Io cerco una speranza e tu mi deridi. Avrò una nuova occasione? Ci vedremo ancora? Dimmelo, Dixi, ti prego dimmelo».
«Forse. Forse sì, forse no. Dipende».
«Dipende? E da cosa?»
«Tutto dipende dal nostro rapporto, dai bei ricordi che vi sono elencati, dalle buone azioni che ha fatto, dai gesti d’amore a cui abbiamo assistito. Il nostro rapporto servirà a dare un valore alla vita di questa donna e se merita un’altra possibilità».
«Dixi, continuo a non capire. Ho freddo e mi spaventa questo improvviso silenzio».
«Sixi stai calmo, tra poco lei dormirà, noi dormiremo. Vedrai, caro amico, sarà un bel viaggio».

 

©MimmaRapicano-gennaio2017