LA VIRGOLA

Non importa chi sei o quanto hai vissuto. Non importa la forma della tua faccia, la tua faccia è uguale a quella degli altri, hai un naso, due occhi, una bocca due orecchie e dei capelli corvini, biondi, rossi, castani, bianchi. Non importa.
Hai esattamente gli stessi orifizi che hanno tutti quelli che sono sotto e sopra di te. La tua arguzia non conta se semini indifferenza, ora e qui è solo la pausa tra la tua bocca e le tue orecchie. Perché è quello che farai per tutta la vita, parlare e ascoltare, ascoltare e parlare.
Non c’è attività umana più prolifica e insaziabile.
Sarai costretto tra le parentesi di un amore sguaiato, oppure confezionato tra i punti esclamativi di un lavoro di bizzarra fattura, non importa cosa farai ma di certo parlerai per difenderti e ascolterai per umiliarti.
Parlerai per farti sentire da chi non vuole ascoltarti, parlerai per elemosinare un bacio, parlerai per usare la tua viltà come la fiocina di un marinaio.
Parlerai. Parlerai.
Ascolterai solo la fine delle frasi degli altri, perché la lunghezza dei loro discorsi sarà acido solforico per i tuoi pensieri, ascolterai il brusio della massa irregolare che striscia dentro città macilenti, ascolterai le urla di piacere di una cagna in calore e l’intercalante sibilo della notte sul tuo corpo.
Ascolterai. Ascolterai.
La tua faccia segnerà il tempo, sarà la testimonianza di quel viaggio che chiamano vita, prima liscio e tirato, poi spento e raggrinzito come un deserto di sale.
La tua faccia porterà i segni visibili di ciò che eri e di ciò che stai diventando ora, giorno dopo giorno, un’anima morta.
Ma qualcosa potrà fare la differenza, un segno sospeso eliminerà la molestia alla tua esistenza.
Una virgola. Una semplice virgola come un tatuaggio sulla pelle riuscirà a farti sentire vivo per l’eternità.
No, non storcere il naso, sarà la tua virgola l’ancora di salvezza e se non ci riuscirai, se non capirai ciò che ti dico, allora sarà un tuo fottuto problema.
Tuo, non mio!
Continueranno a dirti che nella vita devi mettere un punto. Un punto alle brutte esperienze, un punto alla depressione, un punto per dimenticare quella stronza di tua moglie che ha regalato il culo al suo parrucchiere.
Punto, dicono, per andare avanti, per ricominciare un nuovo percorso, per riconciliare ieri e oggi.
Stronzate, dico io.
Ti racconteranno solo un miliardo di cazzate, vecchi o giovani lobotomizzati e mangiacazzi di merda che siano. Riusciranno solo a confonderti le idee.
Io, invece, che sono la tua ambigua coscienza, che sarò sempre dove sarai tu e forse anche oltre, ti dirò sempre e solo la verità. Giuro.
Una virgola, ci vuole. Una semplice virgola per andare avanti. Tutto quello che sei ora, che sei stato ieri non puoi cancellarlo, giusto?
Non puoi dimenticare i fottuti guai, le cocenti delusioni, non puoi.
Se metti un punto forzi la tua cazzo di vita, la tronchi, la fai a pezzi e la lasci divorare dai sensi di colpa. Ecco cosa farai con un punto.
Invece… Invece una virgola ti salverà e conserverà il prima e il dopo, è una brevissima pausa di silenzio, un segno che non ti impedirà di scorrazzare tra il passato, il presente e il futuro.
Perché? Perché non puoi annullare ciò che sei stato e non puoi essere cieco su chi sei ora mentre leggi.
Una virgola blu per la tua prossima sposa.
Una virgola gialla per dannare lo schiavo che è in te.
Una virgola rosa per giocare a moscacieca con la vita.

 

©MimmaRapicano-agosto2015

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