Alla Rocca ho visto un Santo. Giovanni Battista salutava dai balconi.
Esposto mezzo nudo, in mano un cuore. Sanguinava. Drappo fedele di antiche tradizioni.
Alla Rocca la Gloria è di casa.
Forestieri, noi.
Il saluto è gentilezza che ancora qui si rispetta. I musei sono chiusi.
Se chiamate Giovanni viene ad aprire.

Donna dai capelli magenta si affaccia, radio Potenza a tutto volume.
Uno sbaglio trovarla qui. Alla Rocca ci sono passati i lucani, i romani e ancor prima etruschi, pare. Lo dice Ugo Balbi il guardiano dell’area archeologica.
Noi, forestieri.
Ci invita nella casa natia. Pietre di centocinquant’anni.
Afferma con orgoglio e commozione. Mostra un libro. La storia dei ritrovamenti.
Vasi, tombe, mura di cinta, torri. Illustra, descrive come un archeologo esperto.
Ugo e il suo sorriso lucano, romano e forse etrusco.
Sorriso cotto dal sole. Occhi umidi, come quello dei vecchi. È allegro.
Per un po’ gli teniamo compagnia.
Racconta della sua vita. Milano, andata e ritorno. Moglie, figli, fratelli, madre, padre, conta i morti e i vivi. Terra, raccolto, vino, olio, bestiame.
Con lui tre galline, un gallo e due gatti. Un paio di capre stanno più giù nella stalla.

Ugo, il silenzio e due forestieri. Zucche svuotare appese sotto il pergolato.
Arido come tutto il resto. Minaccia tempesta.
Forestieri contenti, noi.
Nuda terra di mollette in attesa.

4 luglio 2020
©Mimma Rapicano