L’ISOLA DELLA FELICITÀ

Lo annunciò il giorno del suo sessantesimo compleanno al brindisi finale dopo la torta e prima dei balli. «Tra due mesi, – disse, – mi ritiro dagli affari, lascio ai miei figli e ai due soci la guida dell’azienda, sono certo che faranno buone cose per tutti voi. Io, invece, partirò per la mia isola della felicità e nessuno, oltre al mio avvocato, saprà dove andrò».
Sulla sua faccia si fissò un ghigno astuto e compiaciuto mentre osservava divertito lo sgomento e l’incredulità dei presenti.
Restarono tutti con le braccia alzate e i calici di cristallo ondeggiarono come piccole barche nel mare in tempesta. Due donne corsero fuori dalla sala, scosse più del dovuto. La moglie al suo fianco ascoltò il discorso e seguì con lo sguardo la fuga delle donne. Sapeva già da tempo delle amanti del marito ma non ci aveva mai dato molto peso eppure in quel momento provò un tremendo e profondo imbarazzo. La ricchezza le aveva permesso una vita agiata anche se la depressione aveva occupato una buona parte della sua esistenza, le mogli degli uomini d’affari spesso sono impalpabili nuvole di tristezza.
Il silenzio congelò per un attimo la grande sala e ogni cosa in essa contenuta. Poi lui bevve tutto d’un fiato il pregiato spumante e fece un cenno con la testa all’orchestrina in un angolo della sala e dichiarò aperte le danze. Anche gli invitati bevvero soddisfatti l’ottimo spumante e, come se fosse tutto un grande bluff, iniziarono a ballare e la festa si ravvivò di sorrisi e corpi che si muovevano goffamente su ritmi incalzanti e sincopate melodie. Fu la più grandiosa e sfarzosa festa di compleanno a cui tutti avessero mai partecipato e durò fino a notte fonda.
Nessuno ebbe il coraggio di avvicinarsi a lui, da lontano gli lanciarono sorrisini e sguardi di approvazione perché in molti credettero a uno scherzo, uno scherzo ben riuscito pensarono. Eppure era tutto vero, quella partenza era stata organizzata da anni e pianificata anche nei minimi dettagli. Da lì a due mesi il sole cocente della sua isola avrebbe cancellato per sempre la vecchia vita, quella in cui si era sentito costretto e obbligato dalle circostanze, una vita fatta di fatica, di viaggi estenuanti, di lussuose e vuote camere d’albergo, di mogli isteriche, di sogni bruciati.
Quando tornarono a casa lui comunicò alla moglie ciò che c’era da comunicare: il divorzio, la divisione dei beni, la piccola parte che aveva riservato a lei mentre il grosso del patrimonio sarebbe stato diviso tra i figli. Anche le amanti deluse avrebbero avuto la loro parte. Lei non disse nulla e restò in silenzio per i due mesi successivi e firmò senza protestare ciò che c’era da firmare e accettò le condizioni della loro definitiva separazione. Trent’anni insieme, pensava lei, trent’anni di compromessi e rinunce per un amore sfumato troppo presto. Lo aveva amato e odiato, si era concessa a lui senza riserve sacrificando le sue ambizioni diventando moglie e madre, un prezioso gioiello da mostrare ai noiosi ricevimenti aziendali. E ora, alla soglia dei cinquant’anni, si sarebbe ritrovata sola e piena di rimorsi. Ma non pianse.
Come lui aveva previsto quell’annuncio provocò molti malumori nell’azienda e tra gli amici più intimi. Ma lui non si curò di nessuno e continuò a vivere fiero e soddisfatto della sua decisione. «Attento che i soldi non danno la felicità» gli disse qualcuno, «Balle!» rispose lui. «Io la felicità l’ho bella e che comprata e me la godrò con il culo di qualche puttana che riempirà il mio letto, giorno e notte se lo vorrò. Colmo, sarò al colmo della felicità più intensa, quella che nessuno di voi riuscirà mai ad avere».
Sul suo viso, tondo come una palla da biliardo, gli si dipinse un’espressione nuova, un’espressione che nessuno aveva mai visto prima. Compiaciuto delle reazioni che aveva provocato si sentiva bello e invincibile. Le sue amanti, come aveva immaginato, chiesero il conto e passarono a riscuotere. Furono liquidate come solo lui sapeva fare. Una bella sommetta e l’amore va a farsi fottere come tutto il resto. «Promesse? Io non ho fatto nessuna promessa», diceva alle poverette deluse più che disperate. «Insieme ci siamo divertiti e voi avete riempito le pause tra un affare e l’altro, niente di più, niente che il mio gelido cuore potesse sopportare».
«Ma la vita chiede il conto e pagherai per il male che stai facendo» gli urlò una delle amanti. Ma lui rise e squarciò l’aria con la sua presunzione. «Io, – rispose, – ho soldi abbastanza da poter pagare anche il diavolo se viene a chiedermi conto del male che ho fatto o che sto facendo».
I due mesi passarono in fretta. Lui partì senza salutare nessuno se non i figli. Da loro si aspettava gesti di disperazione e preghiere, cose del tipo “Pensaci papà, non ci abbandonare”, e poi giù lacrime e abbracci. Ma ciò che lui aveva immaginato non accadde. Fu fredda e insolita la sua partenza.
«Ma che importa – si ripeteva, – io sarò sulla mia isola della felicità e avrò abbondanza e libertà e tempo, tanto tempo da sperperare o consumare a mio piacimento».
E partì senza alcun rimorso o senso di colpa.
Certe storie sono amare come amaro è il risveglio dopo una grande bevuta. La sua assenza fu presto dimenticata. L’azienda andò avanti successo dopo successo, la moglie si risposò con un ricco petroliere, i figli cancellarono ogni suo recapito dal cellulare e le amanti trovarono nuove fonti di piacere.
Lui e la sua isola della felicità divennero soltanto un lontano ed evanescente ricordo come un sorso di spumante andato a male.

 

©MimmaRapicano–2017

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